di Stéfano Pérez Tonella

Nel 1935 Horacio Quiroga pubblica Más allá y otros cuentos, raccolta che segna un passaggio netto nella sua produzione narrativa. Colpito da una malattia incurabile, profondamente isolato, l’autore attraversa la fase di disillusione che lo condurrà, nel 1937, al suicidio. Il disagio interiore si riflette in una scrittura intensamente inquieta e allegorica.

I racconti contenuti in Más allá, undici in totale, non furono inizialmente ben accolti dalla critica, che vi riconobbe un tono meno incisivo rispetto ai lavori anteriori di Quiroga. Sono testi che segnano un allontanamento dal naturalismo crudo e compatto delle opere precedenti a favore di una narrativa più rarefatta, simbolica e visionaria.

Colpisce, senza dubbio, la distanza tra questi lavori e quanto indicato nel Decálogo del perfecto cuentista, dove Quiroga definiva con rigore i principi del racconto perfetto: economia espressiva, impassibilità, concretezza, effetto finale. Nei racconti che figurano nella raccolta del 1935, molte di queste regole appaiono tradite o riformulate.

Un’osservazione attenta mostra tuttavia come, accanto a una ridefinizione dei parametri fondanti il racconto, queste opere rappresentino in effetti una naturale evoluzione, in veste dinamica e trascendentale, delle norme formulate nel Decálogo.

L’immaginario di Quiroga si apre dunque a nuove dimensioni, oltrepassa i limiti del racconto realistico e approda a una forma di narrazione che si fa mito moderno.

Domina una forte preoccupazione esistenziale, che attraversa le storie, interrogando i confini tra umano e animale, identità e istinto, cultura e libertà. Il conflitto che emerge è quello, mai veramente risolto, tra forma civilizzata e istinto primordiale, educazione e verità, maschera sociale e voce pura dell’essere.

La señorita leona1, uno dei racconti proposti nella raccolta Más allá y otros cuentos, rappresenta in modo emblematico tale dinamica. Vi si racconta il tentativo di plasmare una creatura selvaggia secondo modelli umani. A fronte di un iniziale, entusiastico stupore per le qualità che la leonessa sembra dimostrare, l’integrazione fallisce miseramente quando alla creatura viene richiesto di incarnare, nel proprio ruolo sociale, la sincerità originaria del proprio mondo animale.

Il ruggito finale della leonessa, incontenibile perché espressione della sua natura, risulta inaccettabile per chi vive secondo le norme sociali umane. Non è dunque solo il grido spontaneo di un animale selvaggio, ma una dichiarazione dell’impossibilità di addomesticare qualsiasi natura -umana o animale che sia- senza tradirne l’espressione più profonda e sincera.

Más allá y otros cuentos segna il passaggio da un’osservazione tragica del reale alla sua trasfigurazione simbolica, dove la tragedia umana lascia il posto al mito. Quiroga non abbandona il pathos che ha sempre caratterizzato la sua poetica, ma lo riconfigura alla luce di un’inquietudine più profonda, irrecuperabile, definitiva.

Note
  1. Vd. Horacio Quiroga, La leonessa signorina [pagina web | documento pdf] ↩︎