Risorse didattiche: Rayuela. Guida alla lettura: vai all’indice dei contenuti
di Stéfano Pérez Tonella | 18 lug 2025
1. Introduzione
Quando nel 1963 Julio Cortázar pubblica Rayuela, l’effetto che produce sulla letteratura ispanoamericana è deflagrante. L’apparizione di un libro-mondo, il romanzo-labirinto che si ribella all’ordine della narrazione evoca tensioni espressive di matrice europea, che si innestano nelle irrequietudini proprie di una letteratura sudamericana ancora in cerca di sé.
Rimpiazzando la linearità sequenziale del romanzo tradizionale con la discontinuità del frammento, come forma di scrittura che genera la propria significazione testuale, Cortázar ci offre allo stesso tempo la propria creazione e la de-costruzione critica dell’opera creata. In questo senso, Rayuela manifesta, in letteratura, le preoccupazioni dell’arte avanguardista e, in particolar modo, del Surrealismo.1
Ma cos’è Rayuela? In spagnolo, è il nome di un gioco infantile molto diffuso, noto in Italia come “campana” o “gioco del mondo”: un gesso disegna a terra una serie di caselle numerate. Il bambino deve lanciare un sasso, saltellare su un piede solo, evitare ostacoli, restare in equilibrio e raggiungere la fine (solitamente il cielo). Basta però una distrazione, un inciampo, per tornare indietro. Gioco-metafora della vita, rayuela riflette l’imprevedibilità, esposta alla caduta, del destino umano.
Cortázar adotta il gioco come metafora della vita e lo trasfigura nel romanzo. Il disequilibrio è vissuto attraverso i molteplici percorsi di lettura proposti al lettore: un ordine tradizionale, uno alternativo, la libertà totale di scegliere i capitoli. Le scelte alterano il senso, le atmosfere. Da un punto di vista più specificamente letterario, le possibilità lasciate al lettore mettono in discussione il confine con l’autore dell’opera.
Come spiega l’autore stesso, nel documentario girato da Tristán Bauer (1994) per la TVE, l’idea era quella di “scrivere un libro in cui il lettore [diventasse] quasi un pari dell’autore”. In Rayuela non ci sono lezioni, e i giovani non amano riceverne. Trovano invece domande, angosce quotidiane, una dissonanza con il mondo che li circonda.
Il successo editoriale di Rayuela fu notevole sin dalla sua prima edizione. Il romanzo segnò il primo, clamoroso punto di svolta in un processo di crescente attenzione e sensibilità verso la letteratura latinoamericana. Già da decenni, in diversi contesti dell’America Latina, erano emerse opere di grande valore; tuttavia, fu solo negli anni Sessanta del Novecento che questo fermento letterario trovò riconoscimento internazionale con la pubblicazione ravvicinata di due pietre miliari: Rayuela di Julio Cortázar e Cien años de soledad di Gabriel García Márquez. Due opere profondamente diverse, quasi inconciliabili per stile e visione del mondo, ma unite da un filo invisibile che attraversa le riflessioni di Alejo Carpentier nel prologo a Il regno di questo mondo (1949), e conduce fino a ciò che verrà definito il «boom» della letteratura latinoamericana.
«Mi venne in mente, e sapevo bene quanto fosse difficile, – racconta Cortázar nel documentario di Tristán Bauer – che avrei potuto scrivere un libro in cui il lettore, invece di seguire la narrazione in modo consecutivo, avesse a disposizione diverse opzioni. Questo lo metteva quasi sullo stesso piano dell’autore, perché anch’io avevo compiuto delle scelte.
Il libro è un tentativo di spingersi fino in fondo lungo un cammino di migrazione dalla realtà quotidiana, aprendosi a nuove possibilità, ad altri orizzonti.
Con mia grande sorpresa, quando terminai Rayuela pensai di aver scritto un libro per un uomo della mia età, per lettori della mia generazione. Ma quando il romanzo fu pubblicato in Argentina e si diffuse in tutta l’America Latina, accadde qualcosa a cui non avevo pensato: la meraviglia fu scoprire che parlava soprattutto alla generazione successiva… ai suoi problemi, al suo tempo, al suo clima. È una ricompensa meravigliosa. Resta, per me, la vera giustificazione del libro».2
Rayuela rimane un’opera sostanzialmente inclassificabile, che rompe consapevolmente con i codici tradizionali del romanzo. Cortázar non solo invita il lettore a diventare co-autore dell’opera: lo rende responsabile dello spleen, del senso di smarrimento che, attraverso il narratore, si insinua nelle corde emozionali del lettore.
Eppure, Rayuela non nasce nel vuoto. A Parigi, città adottiva dell’autore, si respirava in quegli anni un clima intellettuale rivoluzionario. La letteratura sperimentale francese del secondo Novecento aveva già messo in discussione la forma e il senso del romanzo: il Nouveau Roman (con Alain Robbe-Grillet, Michel Butor, Nathalie Sarraute, Claude Simon) aveva messo in discussione la psicologia e rifiutava la trama in favore di una narrazione disarticolata e impersonale, oggettiva. Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) esplorava i limiti e le potenzialità della scrittura attraverso regole e giochi combinatori.
Rayuela dialoga con queste manifestazioni letterarie. Appartiene però anche a un filone più anarchico e visionario, che dalla patafisica di Alfred Jarry (la “scienza delle soluzioni immaginarie”) si manifesta nella propria aspirazione a una metafisica pacata, umana, ove gli elementi di una realtà alterata, mai del tutto aderente alla realtà dei sensi e mai surreale in modo manierista, si affermano in un susseguirsi di sensazioni, di tappe. Si può ricordare la Nadja di Breton3 e le riflessioni di Maurice Blanchot sul silenzio, l’attesa, l’impossibilità di dire: elementi che Rayuela trasforma in tensioni narrative e metafisiche, in interrogativi che restano sospesi nel vuoto.
Se Rayuela affonda le proprie radici nella tradizione d’avanguardia europea, dalla patafisica al surrealismo, dal Nouveau Roman a Oulipo, la sua voce più profonda resta comunque legata alla cultura e all’immaginario letterario latinoamericano.
La spinta verso una scrittura frammentaria, di sostanziale rottura rispetto al tradizionale e rigido canone modernista è già presente in autori come Felisberto Hernández e Pablo Palacio, che vivono sulla propria pelle il disagio e, al contempo, le possibilità di una letteratura costantemente in bilico, spia di un disagio anche esistenziale irresolubile.
Tensioni che troveranno, nei labirinti di Jorge Luis Borges, un’eleganza e una struttura nuove. La moltiplicazione dei piani di realtà e l’aspirazione a una perfezione dei mondi letterari è la sfida che anche Cortázar raccoglie. E che, rispetto a Borges, risulta sovvertita, sospesa tra due mondi (del lado de allá / del lado de acá).
Altra pietra miliare, nel cammino di definizione di uno specifico latinoamericano in letteratura, che costituisce anche il sostrato culturale di Rayuela, è Alejo Carpentier: il già menzionato concetto di real maravilloso (nel prologo a Il regno di questo mondo, 1949) propone una forma di realismo radicato nelle condizioni uniche della storia, della geografia e delle credenze del centro e sud America: un luogo in cui il meraviglioso non è una forma o invenzione, ma parte della realtà quotidiana.
Infine, autori come Lezama Lima, Juan Rulfo, Ernesto Sabato, Gabriel García Márquez manifestano, se pure in modo molto diverso da Cortázar, la volontà di narrare mondi in cui la realtà si mescoli, senza soluzione di continuità, con il mito, e la riflessione sull’identità individuale dialoghi con il piano delle invenzioni formali.
Rayuela nasce dall’urgenza, percepita da molti autori latinoamericani nella seconda metà del Novecento, di creare una letteratura insieme universale e profondamente propria. È un romanzo che porta Parigi a Buenos Aires e Buenos Aires ovunque, in una mappa aperta del mondo in cui luoghi, riflessi e doppelgänger generano disequilibri, salti, giochi e apparenti possibilità infinite. Fino al limite estremo, allo sfinimento dei sensi, al disequilibrio che estremizza la scelta delle parti, sul filo di un possibile, definitivo, salto nel vuoto.
Note
- Z. Gertel, “Rayuela, la figura y su lectura“, «Hispanic Review», Vol. 56, No. 3 (Summer, 1988), p. 287. ↩︎
- J. Cortázar, in Cortázar, documentario diretto da Tristán Bauer, TVE, 1994. ↩︎
- Romanzo pubblicato inizialmente nel 1928 e, in versione rivista dall’autore, nel 1963 (lo stesso anno in cui fu pubblicato Rayuela). ↩︎
Bibliografia di riferimento
- Bauer Tristán, “Cortázar”, documentario, «TVE», 1994.
- Castro-Klarén Sara, “Cortázar, Surrealism, and ‘Pataphysics“, «Comparative Literature», Oregon, Duke University Press, Vol. 27, No. 3 (Summer, 1975), pp. 218-236. Disponibile su Jstor: link
- Zunilda Gertel, “Rayuela, la figura y su lectura“, «Hispanic Review», Vol. 56, No. 3 (Summer, 1988), pp. 287-305. Disponibile su Jstor: link

