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(XII – XIV secolo)
Scheda di approfondimento
Origini e sviluppo del principato di Vladimir-Suzdal’
Dopo la progressiva disgregazione della Rus’ di Kiev, nel corso del XII secolo il potere politico si spostò verso nord-est, nella regione compresa tra i fiumi Volga, Oka e Dvina settentrionale. In quest’area – ricoperta da fitte foreste (il cosiddetto Zales’e) – nacque il Principato di Vladimir-Suzdal’, destinato a diventare uno dei centri politici, culturali e religiosi più influenti della Russia medievale.
Fondato da Vladimir Monomaco (che nel 1093 trasferì la capitale da Rostov a Suzdal’) il principato iniziò a rafforzarsi nella prima metà del XII secolo. Nel 1108, Monomaco fondò la città di Vladimir, sul fiume Kljaz’ma al quale il figlio, Jurij Dolgorukij, conferirà un ruolo centrale, trasferendovi nel 1157 la capitale.
Al principe Jurij si attribuisce la fondazione di numerosi insediamenti in aree precedentemente occupate da boschi (conosciute con il nome di Zales’e). Fra di esse Mosca, Pereslavl’-Zalesskij, Kostroma, Dmitrov, Jur’ev-Pol’skij, Ksnjatin e Jaropolč-Zalesski. Il soprannome «dalle lunghe braccia» alludeva alle abilità politiche del principe nell’estendere l’influenza politica su vaste aree della Rus’.
L’apogeo sotto Andrea il Pio e Vsevolod III
Il massimo splendore del Principato si ebbe sotto il regno di Andrea Bogoljubskij (detto il Pio), figlio di Dolgorukij, consolidò e consacrò definitivamente il primato di Vladimir, sfidando la supremazia simbolica di Kiev. Durante il suo regno (1157–1174), Vladimir divenne il principale centro politico e religioso della Russia nordorientale, arricchita da grandi progetti edilizi e sacralizzata da nuove narrazioni dinastiche e liturgiche.
Il suo successore, Vsevolod III “Grande Nido”, consolidò il dominio del principato, sottomise i rivali di Rjazan’ e costrinse i Bulgari del Volga a versare tributi. La sua morte (1212) innescò un conflitto dinastico che indebolì le fondamenta del Principato.
Letteratura e liturgia
La corte di Vladimir si distinse per la fervente attività culturale e religiosa. Le cronache, le agiografie e gli inni religiosi dell’epoca riflettono l’influenza della spiritualità ortodossa, con elementi propri di una nuova identità russo-orientale.
Alcune opere liturgiche e vite di santi (come la Vita di Andrea il Pio) rappresentano le prime manifestazioni letterarie locali. Un altro esempio è l’Icona della Theotókos di Vladimir, la cui venerazione si accompagnò a racconti e inni poetici, simbolo dell’autonomia spirituale del principato.

Mosca e il mito della «terza Roma»
Durante il periodo di maggiore espansione del Principato di Vladimir-Suzdal’ (seconda metà del XII secolo), vennero fondate o riorganizzate numerose città nell’area forestale dello Zales’e, tra cui Pereslavl’-Zalesskij, Kostroma, Dmitrov, Jur’ev-Pol’skij e soprattutto Mosca, destinata nei secoli successivi a diventare il centro politico e spirituale dell’intera Russia.
Le leggende popolari hanno trasformato l’azione politica del principe Jurij Dolgorukij, detto «dalle lunghe braccia» – capace, cioè, di estendere la propria influenza su territori lontani – in un atto simbolico. Jurij venne celebrato come l’ideatore di un disegno lungimirante, in grado di piantare il seme di quella che sarebbe divenuta la terza Roma, governando da Suzdal’ ma determinando le sorti delle terre più remote della Rus’.

Nella capitale russa, una statua di Jurij Dolgorukij campeggia ancora oggi in piazza Tverskaya, di fronte al municipio, a ricordare il fondatore, storico e leggendario, della città.
La crisi: invasione mongola e frammentazione
Nel 1238, durante il regno di Jurij II, il principato fu travolto dall’invasione mongola guidata da Batu Khan. Vladimir fu invasa e saccheggiata. Nonostante la devastazione, la città mantenne il prestigio formale di capitale del Principato: il titolo di Gran Principe di Vladimir continuò a essere ambito, e la sua investitura era concessa dai khan dell’Orda d’Oro, prima a Saraj e poi a Karakorum.
Nel corso del tempo, la centralità del Principato andò declinando, a vantaggio di undici principati minori (tra cui Mosca, Tver’, Nižnij Novgorod), benché tutti formalmente subordinati al Gran Principe di Vladimir.
Tramonto e successione di Mosca
Nel corso del XIV secolo, il potere effettivo si spostò gradualmente verso Mosca e Tver’, le uniche città in grado di contendersi il primato. Così, quando Pietro I trasferì la sede della Chiesa ortodossa russa da Vladimir a Mosca (1321), fu chiaro il ruolo egemonico che il Principato di Mosca avrebbe occupato nella Russia nord-orientale, aprendo la via al futuro Granducato di Mosca e infine allo Stato russo unitario.
