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(XII – XV secolo)
Scheda di approfondimento

Le origini di Mosca risalgono a un insediamento fortificato di probabile fondazione anteriore al 1147, anno in cui il nome della città appare per la prima volta in una fonte scritta, in occasione dell’invito che Jurij Dolgorukij rivolse al principe Svjatoslav di Novgorod-Severskij per un incontro nei pressi del villaggio.

La trasformazione in centro urbano avvenne gradualmente: secondo la tradizione, fu lo stesso Jurij a fortificare Mosca nel 1156, costruendo le prime mura di legno. Tuttavia, nel 1177, la città subì una grave distruzione. Attaccata dal principe Gleb di Rjazan’, fu data alle fiamme, insieme agli insediamenti vicini.

Yuri Dolgorukiy (piazza Tverskaja, Mosca)

L’ascesa politica di Mosca iniziò nel XIII secolo con il principe Danil Aleksandrovič (figlio minore di Aleksandr Jaroslavič Nevskij, principe di Novgorod). Danil seppe consolidare il proprio potere lungo il bacino della Moscova e approfittò delle complesse dinamiche interne alla Rus’ frammentata in appannaggi.

L’espansione territoriale continuò con il figlio Jurij Danilovič, che estese l’influenza di Mosca e ottenne dal khan dell’Orda d’Oro il titolo di gran principe. Jurij fu protagonista di una lunga rivalità con il principato di Tver’, culminata con l’accusa mossa contro il principe Michele, sospettato di aver causato la morte della consorte tatara1 di Jurij: il khan intervenne nella disputa, condannando Michele e confermando Jurij nel suo titolo. Jurij fu poi ucciso dal figlio di Michele, Dimitrij, che a sua volta cadde vittima di una reazione punitiva dell’Orda d’Oro.

Tver’, saccheggiata nel 1327, vide diminuire drasticamente la propria influenza a vantaggio di Mosca.

Con Ivan I, detto Kalità — Giovanni sacco di denaro —, la città consolidò il proprio ruolo politico e raggiunse una nuova centralità economica e religiosa. Nominato Gran Principe nel 1328, Ivan si dimostrò abile come amministratore, oltre che alleato affidabile dell’Orda d’Oro, ottenendo il diritto di riscuotere i tributi per conto del khan. Sotto il suo regno, Mosca accrebbe il proprio dominio, fino a includere nella propria sfera anche il prestigioso principato di Vladimir. Divenne inoltre sede del metropolita ortodosso, condizione che ne rafforzò ulteriormente la posizione.

Ivan I, detto «Kalità» (sacco di denaro)

Il figlio di Ivan, Simeone, soprannominato il Superbo, proseguì la politica paterna, mantenendo il titolo di gran principe e consolidando l’autorità di Mosca. Alla sua morte (1353), l’influenza politica passò a figure ecclesiastiche, quali il metropolita Alessio, che ebbe un ruolo attivo nella mediazione tra i principi russi e nel rapporto con l’Orda.

Ivan II, successore di Simeone, dovette affrontare la crescente minaccia proveniente dalla Lituania. Alla sua morte, il figlio Dimitrij, noto come Donskoj (Dimitrij del Don) , salì al potere in un contesto complesso, ma riuscì a rafforzare l’autorità moscovita, consolidando il potere centrale e ampliando i confini.

Dopo una prima vittoria contro le forze mongole sul fiume Voža (1378), inflisse una sconfitta decisiva a Mamai nella battaglia di Kulikovo (1380). La vittoria, pur non interrompendo del tutto la dipendenza dall’Orda, segnò un momento simbolico di affermazione della sovranità russa. Tuttavia, nel 1382, una spedizione mongola guidata da Toktamish saccheggiò nuovamente Mosca, infliggendo gravi danni.

Dopo la morte di Ivan, Dimitrij favorì ulteriormente la crescita del territorio moscovita, riuscendo ad arginare la minaccia lituana e a sottomettere i mongoli (1378 inflisse una sconfitta sulle rive del Voža), dando vita a un periodo di relativa stabilità.

La situazione sembrò precipitare per via dell’alleanza tra Mamai (capo militare dei mongoli) e i lituani, che decisero di avviare una battaglia contro il regnante moscovita. Lo scontro decisivo avvenne a Kulikovo (8 settembre 1380). L’esercito di Mamai riportò una sconfitta e favorì il nuovo ruolo egemonico di Mosca nella storia russa. Accanto ai successi militari, Dimitrij seppe rafforzare, anche in termini diplomatici, la propria sfera di autorità tra i principi russi.

Mosca subì, tuttavia, le conseguenze di una rivolta dei mongoli, che nel 1382 saccheggiarono e diedero fuoco alla città.

Basilio I, figlio Dimitrij, divenne gran principe e continuò la politica dei suoi predecessori contro i lituani (coi quali poi firmerà una pace nel 1408).

Mosca fu risparmiata dalla campagna di Tamerlano, che nel 1395 devastò la regione del medio corso dell’Oka, colpendo duramente città come Rjazan’. Nel 1408, tuttavia, subì un nuovo attacco da parte dell’Orda d’Oro, come rappresaglia contro Basilio I, che si era rifiutato di pagare il tributo. Nello stesso anno, le truppe moscovite ottennero una vittoria contro i bulgari del Volga, rafforzando il controllo sul settore orientale.

Alla morte di Basilio I (1425) si aprì una lunga e complessa guerra di successione, che si concluse con il riconoscimento del potere a Basilio II (figlio di Basilio I), il quel riuscì a estendere il proprio dominio e a sconfiggere numerosi rivali.

Nel 1452, un principe tataro accettò la sovranità del gran principe di Mosca e si insediò nel neonato canato di Kasimov, vassallo dello Stato moscovita. L’Orda d’Oro, nel contempo, si frammentava nei canati di Crimea, Kazan’ e Astrachan’, ciascuno dotato di crescente autonomia. Nel 1453 Costantinopoli cadeva in mano ai turchi, evento che sancì una spaccatura definitiva, sul piano politico e rispetto anche alle affinità culturali, tra Mosca e Bisanzio.

Ivan III, detto il Grande, tradusse le aspirazioni moscovite all’unificazione dei territori in un reale progetto politico. Durante il suo lungo regno, riuscì a riunire vasti territori sotto l’autorità di Mosca, includendo Novgorod, Tver’, Jaroslavl’, Dmitrov, Vjatka e infine Rjazan’. La vittoria militare contro la Lituania sancì il superamento della minaccia occidentale, mentre la rottura definitiva con l’Orda d’Oro (1480) pose fine alla secolare subordinazione tributaria.

Ivan III consolidò anche l’autorità interna: si proclamò zar2 e autocrate di tutte le Russie, promosse un ambizioso programma architettonico per rinnovare il Cremlino e introdusse un codice legislativo unificato per l’intero Stato. Il suo matrimonio con Sofia Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore bizantino, conferì ulteriore legittimità alla visione imperiale moscovita. Egli rifiutò le proposte di unione con Roma e rafforzò la posizione della Chiesa ortodossa, che si identificava ormai con la missione storica di Mosca come “Terza Roma”.

Basilio III, suo successore, proseguì l’opera di centralizzazione, annettendo Pskov, gli ultimi resti di Rjazan’ e l’alto corso dell’Oka. Sostenne una politica estera cauta, mantenendo buoni rapporti con l’Impero ottomano, con il Papato e con altre potenze europee. Come politica interna, si operò per limitare il potere dei boiari, rafforzò il controllo sul clero e inasprì le restrizioni sulla mobilità della popolazione.


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Note
  1. Tatari — Equivalente di Mongoli. Nelle antiche cronache russe, si fa sempre riferimento alla popolazione mongola come tatara. ↩︎
  2. Zar (o Tzar) — Titolo imperiale dei sovrani russi, derivato dal latino Caesar. Attraverso l’influenza dell’Impero bizantino, il termine passò nelle lingue slave come car o zar, con il significato di sovrano assoluto. ↩︎