Chi da grave infermità del corpo, o da disperazione immedicabile, sia stato sospinto laggiù dove si incrociano le linee di fuga dell’esistenza; chi abbia una volta bussato alla porta degli Inferi, e sia stato a un soffio – appena un soffio – dal varcarla, sa che c’è un punto oltre il quale le sofferenze si placano e quasi si spengono. Quando, crollate le ultime difese, sopravviene la resa senza condizioni, allora una stupefazione misericordiosa cauterizza il dolore. La mente si ritira in spazi sempre più angusti. Affrancati dallo scorrere del tempo, giaciamo immobili e dimentichi: ormai trasparenti a noi stessi.

Piero meldini, L’antidoto della malinconia