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(IX – XIII secolo)
Scheda di approfondimento
Introduzione
La cosiddetta teoria normanna, formulata nel XVIII secolo, rappresenta il primo tentativo sistematico di spiegare l’origine dello Stato della Rus’ di Kiev. Secondo questa ipotesi, furono popolazioni vichinghe, provenienti dalla Scandinavia (i cosiddetti “Normanni” o “uomini del Nord”) a sviluppare una prima forma di governo nella regione, ponendo così le basi per lo sviluppo dello Stato russo.
Nel corso del tempo, la teoria normanna è stata rielaborata e messa in discussione. La maggior parte degli studiosi tende oggi a respingerla, sulla base di diversi elementi:
- La letteratura della Rus’ mostra chiare influenze bizantine e bulgare;
- Il ruolo effettivo dei Normanni nella fondazione dello Stato di Kiev resta controverso. Secondo la Cronaca di Nestore, la Rus’ trarrebbe origine dal popolo dei Rus’, ma non esistono prove dell’esistenza di un tale gruppo in Scandinavia. Al contrario, già nel X secolo il vescovo di Cremona accennava ai rusios, vicini dell’Impero bizantino; le cronache arabe descrivono i Rus’ come una tribù slava.
Data la problematicità della teoria normanna, sembra oggi plausibile segnalare un legame originario, etnico e culturale, tra Bisanzio e la la Rus’ di Kiev. L’ascesa di Kiev è in questo senso leggibile anche come storia di una emancipazione culturale, sulla base di forti legami culturali e della conversione al Cristianesimo.
Ascesa, apogeo e declino della Rus’ di Kiev
La Rus’ di Kiev, primo grande Stato degli Slavi orientali, rappresentò un punto di svolta nella storia dell’Europa medievale. Fondata alla fine del IX secolo, conobbe un rapido sviluppo. La sua storia copre l’arco temporale di quattro secolo — dal 882 d.C al 1240 d.C. — e può essere suddivisa in tre grandi fasi: ascesa (882 – 980), apogeo (980 – 1054) e declino (1054 – 1240).
Ascesa (882–980)
La storia della Rus’ emerge grazie alla figura di Oleg, principe che nel 882 d.C. si impadronì di Kiev, stabilendovi la capitale e dando inizio a un processo di unificazione delle tribù slave circostanti. La posizione geografica favorevole — lungo la via commerciale — e la potenza militare consentirono a Oleg di negoziare direttamente con l’Impero bizantino, ottenendo vantaggi sul piano diplomatico e commerciale.
Il successore, Igor, mantenne il controllo su Kiev ed estese il proprio potere su altre aree abitate da Slavi orientali. Tuttavia, i suoi tentativi di attaccare Bisanzio si conclusero con una sconfitta. Alla morte di Igor, la moglie Olga assunse il potere e si distinse per il rafforzamento dell’autorità centrale e per un primo tentativo di riforma amministrativa.
Il figlio Svjatoslav intraprese una vigorosa campagna militare verso est, sottomettendo diverse tribù slave e creando una temporanea unità territoriale. Tuttavia, il suo confronto con Bisanzio si rivelò ancora una volta disastroso, culminando in una sconfitta che ridimensionò l’influenza della Rus’. Alla sua morte, la spartizione del potere tra i suoi tre figli diede origine a una guerra civile. Emerse vincitore Vladimiro.
Apogeo (980–1054)
Con Vladimiro I, detto il Santo, la Rus’ conobbe il suo massimo splendore. Il nuovo principe consolidò il dominio di Kiev sugli Slavi orientali e, soprattutto, diede avvio a un cambiamento cruciale nella storia della Russia: l’adozione (988 d.C) del cristianesimo di rito bizantino.
La sua conversione, sancita anche da un’alleanza matrimoniale con la famiglia imperiale bizantina, ebbe conseguenze decisive:
- l’introduzione della religione cristiana rafforzò l’identità culturale dello Stato;
- promosse l’integrazione della Rus’ nel mondo ortodosso
- Kiev divenne un importante centro spirituale e culturale.
Alla morte di Vladimiro seguirono nuove lotte interne, finché il potere non fu assunto da Jaroslav I, il Saggio. Jaroslav instaurò solidi rapporti con le dinastie regnanti europee, promosse la costruzione di chiese, monasteri e opere pubbliche, e diede impulso alla vita religiosa e artistica.
Fondamentale fu anche la redazione del primo codice legislativo russo, conosciuto come La giustizia russa (Russkaja Pravda), che regolava la vita civile secondo criteri nuovi e più sistematici.
Il contenuto della Russkaja Pravda rifletteva i rapporti sociali presenti nella Rus’ del XI-XIII secolo. La legge consuetudinaria, la legislazione dei knjaz’, e le procedure legali rappresentavano le basi fondanti del Codice.
Il Codice era costituito da due parti apparentemente distinte, chiamate dagli storici Pravda Jaroslava (1017), anche conosciuta come Drevneišaja Pravda (la “Giustizia Antica”), promulgata da Jaroslav il Saggio, e la Pravda Jaroslavičej (la “Giustizia dei discendenti di Jaroslav”, 1054).
Tuttavia, anche durante il suo regno non mancarono conflitti: dalle ribellioni interne alle guerre con i Polacchi, fino alla minaccia dei Peceneghi, infine sconfitti in modo definitivo. Prima di morire, Jaroslav distribuì il potere tra i suoi figli, affidando loro principati semi-indipendenti con l’auspicio che cooperassero per il bene della Rus’. Ma questo disegno si rivelò presto fallimentare.
Il declino e la caduta (1054–1240)
Dopo la morte di Jaroslav, lo Stato di Kiev entrò in una lunga fase di crisi. Il sistema da lui ideato, che prevedeva la rotazione del potere tra i diversi rami familiari, si dimostrò instabile e generò frequenti conflitti dinastici. La frammentazione politica indebolùl’autorità centrale e le guerre civili si moltiplicarono. Nel contempo, l’invasione dei Poloviciani, popolazione nomade delle steppe, mise a dura prova la difesa dei confini.
Un temporaneo risveglio si ebbe sotto il regno di Vladimiro II, detto il Monaco, il quale riuscì a respingere gli invasori e a rafforzare l’amministrazione statale. Aua morte, la Rus’ di Kiev precipitò tuttavia, nuovamente, nel caos delle guerre civili. In un contesto di profonda frammentazione interna, si assiste all’affermazione di un nuovo centro di potere: il principato di Vladimir-Suzdal’. Lo spostamento del baricentro politico e culturale verso le regioni nordorientali segnò il definitivo ridimensionamento del ruolo di Kiev nella storia della Rus’.
Organizzazione dello Stato
Società
La società della Rus’ di Kiev era rigidamente stratificata:
- Il principe e la sua casata detenevano l’autorità politica e militare.
- I muži: la classe superiore — la futura aristocrazia dei boiari —. Al suo interno si distinguevano:
- la družina, l’entourage militare e amministrativo del principe;
- l’aristocrazia locale, spesso di origine slava, che governava i territori.
- I ljudi, classe media urbana, costituita da artigiani, mercanti e funzionari.
- Gli smerdy, la maggioranza della popolazione, dedita all’agricoltura. Si trattava di uomini liberi, soggetti all’autorità dei signori locali.
- Gli schiavi, prigionieri di guerra, persone ridotte in servitù per debiti: occupavano il gradino più basso della scala sociale.
Un gruppo a parte era costituito dai membri della Chiesa, il cui status garantiva privilegi specifici e una posizione di rilievo nella vita spirituale e culturale dello Stato.
Istituzioni
Le istituzioni della Rus’ di Kiev riflettevano una ricerca di equilibrio tra potere monarchico, aristocratico e partecipazione popolare. I tre principali organi erano:
- L’ufficio del principe, centro del potere esecutivo, militare e giudiziario, esercitato con l’aiuto della družina e di funzionari locali.
- La duma dei boiari, un consiglio consultivo composto dai membri dell’aristocrazia, che assisteva il principe nelle decisioni politiche e giudiziarie.
- Il veče: assemblea cittadina, formata da tutti i capifamiglia liberi. L’importanza e il ruolo svolto dall’assemblea variava notevolmente a seconda delle città. Talvolta poteva esercitare un’influenza decisiva sull’elezione del principe o su altre questioni pubbliche rilevanti.
