Progetto fotografico di Stéfano Pérez Tonella © 2012

Presentazione

Ginostra è la φλόγα, la σκιά; è spazio che si dilata. Tra pareti di calce bianca e sentieri che si inerpicano e scompaiono è ancora possibile vedere il cielo dialogare con effimere sculture di vento.

Nelle notti di magie, la danza degli elementi accende l’orizzonte di lapilli lontani. Si vedono allora apparire maschere fugaci, con il volto di pietra: volti di fiume, sciara di fuoco, fumo, terra. Forme che ribellarsi, sottomettersi, e poi di nuovo insorgere, contro la presenza effimera che le attraversa. Vi si possono riconoscere le braci di Efesto o la fiamma inquieta di José Clemente Orozco. Poi, all’improvviso, la notte cala come una coperta, distesa sulle ali ancora tiepide della memoria e del fuoco.

Questo progetto fotografico nasce in una mattina di sole. Camminavo per Ginostra con una macchina fotografica e il desiderio, ingenuo, di cogliere qualcosa che non si lascia prendere; che dunque non ho afferrato. Gli scatti ritagliano spazi minimi: angoli di cielo, pareti bianche di calce, l’azzurro del mare che si riflette in imposte segnate dal sole.

Ineffabile natura, irrappresentabile tentativo di incorniciare spazi simbolici, silenzi che si fanno percorso e parola, in cerca dell’armonia nascosta, che a Ginostra dialoga spontaneamente con i dubbi immutabili dell’esistenza.

Toni lievi si susseguono come apparizioni. Tra i passi stanchi emergono corpi carichi di sole. Fra le pareti di roccia, frammenti di utopie possibili. Un’asina paziente, Régine, scala sentieri come una guida. Intorno, il volto tragico e noto della terra: nubi, lava, mare, vita, tempesta, fuoco.

Immagini