Edizione di riferimento: Pino Cacucci, Camminando. Incontri di un viandante, Milano, Feltrinelli, 2010.
(p. 18) Rimane in silenzio a rigirarsi tra le mani il libro, che è proprio di Günter Grass, quello tradotto con il titolo Dal diario di una lumaca. Poi, sospirando, aggiunge: «Niente è più schifoso della guerra. Se non ci fossi arrivato laggiù con una divisa e al seguito di una batteria contraerea, forse… ci sarei rimasto a vivere. Ma così… proverei vergogna, tornando a visitare quelle terre. Per me conservano l’amabilità dei contadini che vivevano nella fattoria vicino a dove ci avevano piazzati, i colori della campagna, gli odori… Poi, tutto è diventato distruzione, crateri di bombe, colpi su colpi contro gli aerei che arrivavano a ondate, sempre più numerosi, sempre più frequenti… E le cose continuarono ad andarre allo stesso modo. Le guerre non sono finite neppure dopo l’orrore che abbiamo dimostrato al mondo. Credo sia stato Adorno a dire: ‘Scrivere una poesia dopo Auschwitz, è una barbarie‘.1 Grass, invece, sostiene che non si finirà mai di scrivere, dopo Auschwitz. Già, ma i libri sono mai stati in grado di cambiare qualcosa, di impedire altra barbarie? La guerra…».
Riferimenti incrociati
- Cfr. A. Zanzotto a proposito della scrittura di Celan, dopo Auschwitz: A. Zanzotto su Paul Celan ↩︎
