Edizione di riferimento: Maria Corti, Il ballo dei sapienti, Milano, Mondadori, 1966.
«Cosa fatta capo ha» (p. 281)
«E nessuna scienza pedagogica va più oltre» (p. 191)
(p. 191) Un dono del caso: con signoresca rilegatura listata d’oro un dizionario enciclopedico del 1863 ha imprevedibilmente varcato la soglia dell’istituto, trovato abitacolo in uno scaffale fra storie di fonemi e di sintagmi, lui fantasioso e erede di una cultura universale. Beretta ci batte sopra la mano a spolverarlo, lo apre, legge qua e là, si ferma sulla voce cabala (Qabbålåh): «significato primo “ricezione” ovverosia accoglimento di nozioni tradizionali passate da una generazione all’altra»; segue un riassunto delle dottrine esoteriche e mistiche dell’ebraismo riguardanti Dio, l’uomo, l’universo. Alcuni paragrafi sui riflessi della cabala nella vita sociale dei tempi moderni; l’autore della “voce” si sofferma a spiegare come la potenza creativa dei numeri sia illimitata, sicché essi soltanto servono a giudicare gli uomini: prima di tal genere di investigazione numerica un uomo non sa propriamente chi egli sia. Simile a una minuscola coppa d’acqua in un prato, che riflette con silenziosa semplicità il mondo, un numero riflette la sorte di un uomo. Beretta non può non pensare al concorso universitario: tre punti in senso verticale e sei vinto, tre in senso orizzontale e sei vincitore, ternato; prova dell’esattezza della logica cabalistica che gli dà un attimo di estasi. Paesaggio in bianco e nero, spettrale, numeri gessosi sulla lavagna scura, numeri neri su carta bianca, immobilizzati, eterni; il mondo dei numeri è il solo reale, lo diceva già Pitagora, e ogni altro è illusione.
(P. 269) «Sulla scala della torre della Vittoria abita dal principio dei tempi l’A Bao A Qu, sensibile ai valori delle anime umane. Vive in stato letargico, sul primo gradino, e solo fruisce di vita cosciente quando qualcuno sale la scala. La vibrazione della persona che si avvicina gli infonde vita, e una luce interiore si insinua in lui»1. L’animale fantastico descritto da Borges comincia a muoversi nella mente di Lanfranchi: le zampe dell’A Bao A Qu, la cui pelle al tatto è simile a quella della pesca, si sgranchiscono, si tendono nello sforzo di afferrare l’orlo del gradino e tenere dietro all’uomo che sale libero verso la cima della scala; a ogni gradino la pelle dell’A Bao A Qu si fa più morbida, traslucida, il suo corpo si definisce, muove verso la perfezione delle proprie forme. La raggiungerà? Forse: se l’uomo pellegrino, che sale la scala, è spiritualmente evoluto, ha luce pura nell’anima. In caso contrario l’A Bao A Qu rimarrà paralizzato nello sforzo di salire, rimarrà incompleto, vacillante ed emetterà un lamento sottilissimo, sfuggente all’orecchio umano, simile a un fascio di sete.
«E nessuna scienza pedagogica va più oltre; quanti A Bao A Qu ho fatto arrivare in cima alla scala?»

- L’A Bao A Qu è descritto in Jorge Luís Borges, Il libro degli esseri immaginari, tit. orig. El libro de los seres imaginarios [1957], a cura di Tommaso Scarano, trad. it. di Ilide Carmignani, Milano, Adelphi, 2006. ↩︎
Connessioni: testi a confronto
Da Walter Benjamin, Immagini di città a Maria Corti, Il ballo dei sapienti: Benjamin si riferisce alla parola come colpo di martello, che scolpisce l’immagine vera dal reale. Corti, attraverso Borges, paragona l’apprendimento all’A Bao A Qu: la parola illumina (e forma) solo se sorretta da coscienza e tensione spirituale.

