Amelia Rosselli. Foto di Dino Ignani
«… V’è il poeta della scoperta, quello del rinnovamento, quello dell’innovamento… [io sono un poeta] della ricerca. E quando non c’è qualcosa di assolutamente nuovo da dire, il poeta della ricerca non scrive.»
— Amelia Rosselli1
«La neve ha quasi finito di sperare.»
— Amelia Rosselli
«… lussureggiante oasi fiorita con la stupefacente e casuale violenza del dato di fatto, ai margini del dominio.»
— Pier Paolo Pasolini
Il passo che segue è tratto da: Amelia Rosselli, Spazi metrici [1962], in Id., Antologia poetica, a cura di G. Spagnoletti, Milano, Garzanti, 1987.
«Una problematica della forma poetica è stata per me sempre connessa a quella più strettamente musicale, e non ho mai in realtà scisso le due discipline, considerando la sillaba non solo come nesso ortografico ma anche come suono, e il periodo non solo un costrutto grammaticale ma anche un sistema. (…)
Ma se, degli elementi individuabili nella musica e nella pittura spiccano, nel vocalizzare, soltanto i ritmi (durate o tempi) ed i colori (timbri o forme), nello scrivere e nel leggere le cose vanno un poco diversamente: noi contemporaneamente pensiamo. In tal caso non solo ha suono (rumore) la parola; anzi a volte non ne ha affatto, e risuona soltanto come idea nella mente. (…)
[L]a lingua in cui scrivo di volta in volta è una sola, mentre la mia esperienza sonora logica associativa è certamente quella di molti popoli, e riflettibile in molte lingue. Ed è con queste preoccupazioni ch’io mi misi ad un certo punto della mia adolescenza a cercare le forme universali2 (…)
Premettevo che il discorso intero indicasse il pensiero stesso, e cioè che la frase (con tutti i suoi coloriti funzionali) fosse una idea divenuta un poco più complessa e maneggiabile, e che il periodo fosse l’esposizione logica di una idea non statica come quella materializzatasi nella parola, ma piuttosto dinamica e «in divenire» e spesso anche inconscia. (…)
Più tardi presi ad osservare il mutare di questo delirio o rullo nel mio pensiero a seconda della situazione che il mio cervello affrontava ad ogni cantonata della vita, ad ogni spostamento spaziale o temporale della mia quotidiana pratica esperienza. (…)
Nello stendere il primo rigo del poema fissavo definitivamente la larghezza del quadro insieme spaziale e temporale; i versi susseguenti dovevano adattarsi ad egual misura, a identica formulazione. (…)
Interrompevo il poema quando era esaurita la forza psichica e significativa che mi spingeva a scrivere; cioè l’idea o l’esperienza o il ricordo o la fantasia che smuovevano il senso e la spazio. (…) E infatti l’idea era logica; ma lo spazio non era infinito, bensì prestabilito, come se comprimesse l’idea o l’esperienza o il ricordo (…).
La realtà è così pesante che la mano si stanca, e nessuna forma la può contenere. La memoria corre allora alle più fantastiche imprese (spazi versi rime tempi).»
… Di sollievo in sollievo tutte
le carte sparse per terra o sul tavolo, lisce per credere
che il futuro m’aspetta.
Amelia Rosselli. Da «Serie ospedaliera»
Note
- Da: Amelia Rosselli, Una scrittura plurale, a cura di F. Caputo, Novara, Interlinea, 2004. ↩︎
- Questa la classificazione considerata dalla Rosselli: lettera, sillaba, parola, frase, periodo. ↩︎
Risorse
- Giulietta Federica, “Ricordando Amelia Rosselli“, «L’Indipendente», 11 febbraio 2023, risorsa online. Url: https:// www. lindiependente.it /ricordando-amelia-rosselli/ Data di consultazione: luglio 2025.
- Moe Nelson, “At the Margins of Dominion: The Poetry of Amelia Rosselli“, «Italica», University of Illinois Press, Vol. 69, No. 2, estate 1992, pp. 177-197. Jstor: https://www.jstor.org/stable/479525
- Piersanti Claudio, “La poesia assoluta di Amelia Rosselli“, «DoppioZero», 11 giugno 2022, risorsa online. Url: https://www.doppiozero.com/…. Data di consultazione: luglio 2025.
- Rosselli Amelia, Antologia poetica, a cura di G. Spagnoletti, Milano, Garzanti, 1987.
- Rosselli Amelia, Una scrittura plurale, a cura di F. Caputo, Novara, Interlinea, 2004.
