di Stéfano Pérez Tonella

Al mondo ci sono 10 tipi di persone: quelli che capiscono il sistema binario e quelli che non lo capiscono. — Anonimo

Questa è una storia binaria: i personaggi sono zero e uno. Zero è, ad esempio, quel tale che da solo vive in montagna. Quell’altro, uno, sta in città e vi conduce un’esistenza di quelle che si definiscono normali. Zero è la ragazza spiazzata da un’illusione, che si trova sola in un luogo sconosciuto, e lì precipita: lontana da sé; zero è il tipetto azzimato, alto come poco più di un badile, con i capelli ricci, che dopo aver vissuto una vita da impiegato si trova improvvisamente senza lavoro. E cosa fa? Comprende che la vita di ciascuno è fatta di persone. Di assenti. Capita così che Matteo, lo zero disoccupato, si senta futilmente come un Prometeo ignorato: ladro di un fuoco inutile. Una fiaccola che si spegne alle soglie di un mondo senza ossigeno.

Ossigeno è uno. I respiranti sono uno; chi boccheggia è zero.

Ricominciamo.

— Non muoverti!

— Dove?

— Dovunque tu sia… fermo!

Non parlo di chilometri: il romanzo rispetta l’unità classica dei metri: tre di soffitto, venti di mono-locale. Edy, nato a chilometro zero, lì, per riformarsi altrove. Ma senza muoversi mai, fino alla morte, zero, a un metro dal luogo in cui era iniziato il suo percorso.

Unità della stanza, della sedia. C’è un marinaio che osserva l’orizzonte da un’imbarcazione: il mare è uno, i pesci infiniti, zero-zero. Il marinaio osserva uno zero: zero osserva zero, uno, niente parole, altrove, ricomincia; e l’orizzonte, col sole che brucia, alza zero su uno (Mansfield), al largo, che affonda: uno meno uno.

Tornare. Altro tema importante, nel romanzo. Lauren scende dal treno. Treno di uno. Andare è sempre uno; verso dove, zero. Era la sera in cui spararono a Little Joe. Sceso dalla collina, fece appena in tempo a beccare quei tipacci. Stavano berciando, probabilmente erano ladri. Le indagini chiarirono che non lo erano. Little Joe non aveva soldi, questo fu il problema. Doveva soldi ai due tipacci, i cui nomi, si seppe poi, non erano importanti. Doveva anche molte altre cose, soprattutto doveva tornare a casa, perché era davvero stanco, e poi parole, parole, e uno, zero zero, uno zero, zero uno, uno zero… e uno sparo e, pluf, giù, nel Naviglio. Stop. Quando lo portarono in ospedale, il filo elettrico su quel monitor nero, incorniciato dal bianco diafano, ingrigito dalla penombra, dalla stanchezza. Bianco cinereo che sibilava zero in rosso. Erano le 00:01. Chissà che effetto fa incontrare la morte tra Sol y Luna.